Il regista Gianni Marras collabora da anni con la Bernstein School of Musical Theater (BSMT) portando gli studenti della scuola sul palcoscenico del Teatro Comunale di Bologna in produzioni di grande respiro. In questa intervista ripercorriamo le tappe più importanti di un sodalizio artistico che ha unito alta formazione e produzione professionale.

Da quando è iniziata la collaborazione con la BSMT e quali sono i primi ricordi?

«La collaborazione nasce alla fine degli anni Duemila. Io arrivavo da un percorso nella regia lirica e dall’esperienza con Saverio Marconi alla Compagnia della Rancia. A Bologna avevo già sentito parlare della BSMT e seguivo i loro spettacoli.

L’occasione decisiva è stata A Beggar’s Holiday di Duke Ellington: una prima esecuzione europea, prodotta al Teatro Comunale di Bologna. È stato un atto quasi folle: materiale difficile da reperire, arrangiamenti da ricostruire, pochissimi mezzi. Ma lo spettacolo ha funzionato.

L’anno dopo abbiamo realizzato la prima italiana di Kiss of the Spider Woman, con un successo enorme. Poi sono arrivati Les Misérables, Ragtime, Evita, Titanic, West Side Story, Carousel. Portare il musical prodotto con una scuola all’interno di un ente lirico, con orchestra e grande palcoscenico, è stato qualcosa di unico.»

Quanto è importante per una scuola offrire esperienze concrete di produzione teatrale?

«Fondamentale. La BSMT ha una formazione tecnica altissima, ma il passaggio decisivo è portare quella didattica dentro un teatro vero.

Il Teatro Comunale di Bologna ha rappresentato per gli studenti un assaggio di professionismo reale: responsabilità, disciplina, consapevolezza. Per me il mestiere del performer non è autoreferenziale. È un lavoro sociale. Quando sali su un palcoscenico stai parlando a qualcuno, stai raccontando qualcosa che ha un significato.

I musical che abbiamo scelto, da West Side Story a Ragtime, da Les Misérables a Evita, affrontano temi storici, politici, sociali. Questo fa parte della didattica: dare coscienza di ciò che si sta raccontando.»

Come cambia il lavoro di un regista con studenti in formazione rispetto ai professionisti?

«Con gli studenti trovi un terreno fertile, senza sovrastrutture. Con i professionisti lavori su un’esperienza già formata; con i giovani costruisci lo spettacolo insieme.

Io dico sempre che lo spettacolo non è del regista: è di tutti. Ognuno contribuisce. Il momento più emozionante per me non è l’applauso, ma quando si chiude il sipario e vedo i ragazzi abbracciarsi, piangere, capire cosa significa stare in scena.

Forse sono meno esperti, ma il ritorno umano ed emotivo che ti danno è indimenticabile.»

C’è uno spettacolo realizzato con la BSMT a cui è particolarmente legato?

«Ogni spettacolo ha un significato. Kiss of the Spider Woman è stato il primo grande successo e mi è rimasto nel cuore. Les Misérables è un capolavoro assoluto. West Side Story è geniale in tutto. Ragtime ha una forza sociale potentissima. Titanic è stato uno dei più difficili, ma ne sono molto orgoglioso.

Ogni produzione è come un figlio: una volta che nasce, cammina da sola.»

Cosa le è rimasto più impresso della lunga collaborazione con la BSMT?

«Prima di tutto l’amicizia con Shawna Farrell e Pino Lombardo. Ma soprattutto la loro serietà e la loro visione. La BSMT è una scuola che crede profondamente nella propria missione.

La cosa più bella è aver potuto offrire agli studenti un palcoscenico come quello del Teatro Comunale di Bologna. Non è la soddisfazione di aver fatto dei musical: è la soddisfazione di aver contribuito a dare un’opportunità concreta a giovani performer.»

Come si costruisce una regia nel musical, tra parola, musica e danza?

«Si parte dalla narrazione. Stiamo raccontando una storia e ogni elemento, luci, scene, costumi, orchestra, movimento, deve contribuire alla chiarezza del racconto.

Il teatro è anarchia nella fase creativa e rigore nella realizzazione. Puoi immaginare qualsiasi cosa, ma poi devi coordinarla con disciplina. Il mio compito è guidare tutti gli elementi affinché la storia sia comprensibile anche allo spettatore che entra senza sapere nulla.»

Che consiglio darebbe oggi agli studenti della BSMT?

«Abbiate coscienza del mestiere che fate. Non si sale sul palco per sentirsi bravi, ma per comunicare qualcosa.

Coltivate fame culturale, curiosità, spirito critico. Non chiudetevi solo nel mondo del teatro: osservate la realtà, leggete, guardate, analizzate. È dalle storie quotidiane che nascono i personaggi più veri.

Il pubblico deve diventare vostro amico. Se riuscite a condividere qualcosa di autentico, tornerà ad ascoltarvi.»