
6-10 febbraio ore 17.30
8-11 febbraio ore 21.00
BSMT, Bologna
Musica
e Liriche di Stephen Sondheim
Libretto di John Weidman - Traduzione italiana di Andrea Ascari
Direzione musicale e regia: Shawna Farrell
Come in una sfilata di carnevale, gli assassini entrano uno ad uno e vengono incoraggiati dal Padrone a risolvere i propri problemi comprando una pistola – Everybody’s Got the Right (Tutti hanno il diritto).
The Ballad of Booth (La ballata di Booth) è introdotta dal Balladeer, cioè il cantastorie, che lungo lo spettacolo canta la nostra storia e le nostre tendenze attraverso gli assassini come testimonianza quasi professionale della catastrofe americana. Si racconta di John Wilkes Booth nelle ore seguenti l’uccisione di Abramo Lincoln, ore in cui Booth trova rifugio in un deposito di tabacco insieme al suo complice, David Herold.
Miami, Florida. Febbraio 1933. Giuseppe Zangara, un immigrante di 33 anni, tenta di uccidere il presidente Franklin D. Roosevelt. How I Saved Roosevelt (Come salvai Roosevelt) alterna tra un gruppo di astanti che parlano a dei microfoni della radio e il mancato assassino Zangara che si trova sulla sedia elettrica, poco prima della sua esecuzione. (Sia le affermazioni dei cinque astanti che le considerazioni di Zangara si basano sulla realtà.)
La canzone Gun Song (La canzone della pistola) inizia con Leon Czolgosz, l’assassino di McKinley, che medita sul significato e sul potere di un’arma acquistata da poco. A lui si uniscono Booth, Charles Guiteau, ovvero l’assassino di Garfield e Sara Jane Moore, che tentò di uccidere il presidente Gerald Ford. Al termine della canzone i tre lasciano solo Czolgosz, il quale decide come attuare la sua impresa.
The Ballad of Czolgosz (La ballata di Czolgosz), presentata dal Balladeer, narra la storia dell’assassinio del presidente William McKinley avvenuto nel 1901 a Buffalo, New York, durante un ricevimento pubblico all’interno della Pan-American Exposition. Czolgosz avvolse la sua pistola con un fazzoletto cosicché la sua mano sembrasse ferita; in questo modo poté restare tranquillamente in fila aspettando di arrivare faccia a faccia con il presidente.
Unworthy of Your Love (Non degno del tuo amore) è cantata da John Hinckley, colui che cercò di assassinare il presidente Ronald Reagan, e Lynette “Squeaky” Gromme, che tentò di uccidere il presidente Gerald Ford. (“Jodie” si riferisce all’attrice cinematografica Jodie Foster e “Charlie” al pluriomicida Charles Manson.)
The Ballad of Guiteau (La ballata di Guiteau). Incontriamo qui Charles Guiteau, l’assassino del presidente James Garfield, ai piedi di un patibolo. Egli inizia a recitare il poema I Am Going To The Lordy, da lui composto quella stessa mattina (fatto realmente accaduto). Il Balladeer descrive il processo e la successiva esecuzione di Guiteau, un incredibile ottimista, mentre questi esegue passi di cakewalk su e giù per gli scalini del patibolo.
Tutti gli assassini si uniscono in Another National Anthem (Un altro inno nazionale) non come inidividui arrabbiati, ma come un gruppo embrionale con uno scopo comune.
22 Novembre 1963, Lee Harvey Oswald, un ragazzo comune che si trova al sesto piano del deposito di libri della Texas School, viene interrotto mentre si appresta a suicidarsi.
Davanti alla famosa fotografia in cui Jack Ruby spara a Oswald, Everybody’s Got the Right ritorna come riassunto e conclusione della storia.
- GLI ASSASSINI –
JOHN WILKES BOOTH ( 1838-1865)
Attore; come lo definì una volta un critico, “una stella di prima grandezza”, specialmente nel Sud. Ardente sostenitore della causa dei confederati, preparò un piano per sequestrare Abramo Lincoln e scambiare la sua libertà con quella di migliaia di confederati prigionieri di guerra. Assassinò Lincoln al Ford’s Theatre il 14 aprile 1865, durante la rappresentazione di Our American Cousin. Mentre scappava si ruppe una gamba; infine si rifugiò in un deposito di tabacco dove non si sa se fu ucciso o se si uccise egli stesso per evitare la cattura. Mandò una lettera ai giornali spiegando i motivi di quello che aveva fatto; la lettera non fu mai pubblicata.
CHARLES GUITEAU (1841-1882)
Perseguì svariate carriere, da quella dell’avvocato a quella dell’evangelista, non avendo però successo in nessuna di esse. Pubblicò un volume di teologia, “The Truth” (La verità); fece uno spontaneo e piuttosto incoerente discorso a favore del candidato repubblicano James Garfield durante la sua campagna elettorale. Ai suoi occhi quel discorso fu la ragione primaria della successiva elezione di Garfield e per questo si aspettava di essere premiato con la carica di ambasciatore di Francia. Snobbato completamente, il 2 luglio 1881, mentre il presidente si accingeva a prendere un treno alla stazione di Baltimora e Potomac, Washington, D.C., Guiteau gli sparò due colpi nella schiena. La mattina della sua esecuzione compose il poema I Am Going To The Lordy, che recitò dal patibolo subito prima di essere impiccato.
LEON CZOLGOSZ (1873-1901)
Figlio di immigranti polacchi appena arrivati in America; lavoratore a tempo pieno dall’età di dodici anni, prima in una fabbrica di vetro poi in una trafileria, partecipò a diverse manifestazioni anarchiche ed ebbe un breve incontro con l’agitatrice anarchica Emma Goldman. Il 6 settembre 1901 assassinò il presidente William McKinley alla Pan-American Exposition a Buffalo. “Ho ucciso il presidente perché era un nemico della brava gente, la brava gente lavoratrice”, disse. “Ho fatto il mio dovere”.
GIUSEPPE ZANGARA (1900-1933)
Muratore immigrato dalla Calabria, alto poco più di un metro e mezzo, soffriva di un gran bruciore allo stomaco di cui lui dava la colpa al sistema capitalista, che spinse suo padre a mandarlo a lavorare all’età di sei anni. Il 15 febbraio 1933 tentò di assassinare il presidente eletto Franklin D. Roosevelt mentre parlava a un gruppo di sostenitori a Bayfront Park a Miami. Troppo basso per riuscire a vedere oltre la folla, si mise in piedi su una sedia che traballò facendogli mancare Roosevelt. Al suo posto uccise il sindaco di Chicago Anton Cermak.
LEE HARVEY OSWALD (1931-1963)
Il 22 novembre 1963 uccise il presidente John F. Kennedy dal sesto piano del deposito di libri della Texas School a Dallas, Texas.
SAMUEL BYCK (1930-1974)
Venditore di pneumatici disoccupato, inviò lunghe e deliranti registrazioni su nastro a varie celebrità, tra cui Jonas Salk, il senatore Abraham Ribicoff e Leonard Bernstein. Convinto che il sistema politico americano fosse corrotto dalle fondamenta, la vigilia di Natale del 1973 picchettò la Casa Bianca vestito da Santa Claus. Il 22 febbraio 1974 tentò di assassinare il presidente Richard Nixon dirottando un aereo di linea commerciale sulla Casa Bianca. Uccise due persone prima di essere ucciso lui stesso.
LYNETTE “SQUEAKY” FROMME (nata nel 1949)
Proveniente da una famiglia borghese, vissuta nella periferia di Los Angeles, cheerleader alle scuole superiori, nel 1967 incontrò Charles Manson nella spiaggia di Venice, in California. Diventò uno dei suoi discepoli; credeva che Manson fosse il Messia e che i suoi insegnamenti potessero salvare l’umanità. Progettò di commettere un reato per il quale sarebbe stata arrestata e portata in tribunale; Manson si sarebbe dovuto presentare come testimone nel processo e predicare al mondo. Il 5 settembre 1975 tentò di assassinare il presidente Gerald Ford, che era appena uscito dal Senator Hotel di San Francisco.
SARA JANE MOORE (nata nel 1930)
Sposata cinque volte, ebbe quattro figli. Intraprese e poi abbandonò la scuola per infermiere, entrò nel corpo militare femminile e divenne anche una contabile. All’età di 42 anni abbandonò il suo matrimonio e la carriera per immergersi in uno stile di vita anticonformista e nella politica rivoluzionaria dell’epoca. Fu quindi reclutata come informatrice dall’F.B.I. Il 22 settembre 1975, nell’intento di riaffermare le sue credenziali radicali, tentò di assassinare il presidente Gerald Ford, che aveva appena lasciato il St. Francis Hotel a San Francisco.
JOHN W. HINCKLEY, JR. (nato nel 1955)
Figlio di un dirigente di successo di una società petrolifera e di una sedicente casalinga modello, frequentò il college per sette anni senza laurearsi per tornare poi a stare con i suoi genitori. Sviluppò un’ossessiva infatuazione nei confronti dell’attrice Jodie Foster e, dopo diversi tentativi di contattarla, decise di attirare la sua attenzione uccidendo una figura pubblica di rilievo. Fu così che, il 30 marzo 1981, tentò di assassinare il presidente Ronald Reagan che era appena uscito dal Washington Hilton Hotel, ferendo gravemente quattro persone, tra cui il presidente.
